Comunicato Stampa – Carnevale degli Este edizione 2026
Sabato 10 Gennaio 2026, assisteremo al primo evento in programma del Carnevale degli Este edizione 2026.
Alle 16,00 si aprirà la manifestazione con l’apposizione della maschera di Carnevale, Begosso, alla Torre dell’Orologio , sede della Fondazione Palio Città di Ferrara , dopo una breve sfilata della Signoria, con il seguente percorso: Piazza Municipale, Corso Martiri della Libertà, Piazza Trento Trieste, Torre dell’Orologio; a seguire lettura dell’editto del Duca che concederà al popolo di uscire in maschera, permettendo a tutti, un periodo di gioia, di allegria e l’utilizzo della maschera, vietata negli altri periodi dell’anno.
Sinergie sono state messe in campo per un’altra eccellente edizione da presentare, ai nostri cittadini ed ai “forestieri”.
Si ricorda che il progetto Carnevale degli Este è sempre stato promosso dal Comune di Ferrara, dall’Ente Palio della Città di Ferrara ed ora dalla Fondazione Palio Città di Ferrara.
Il Carnevale degli Este 2026 si svolgerà sabato 14 e domenica 15 febbraio, nelle piazze del centro storico, coinvolgendo i contradaioli delle Contrade del Palio di Ferrara.
Quale sarà il personaggio a cui sarà dedicato il Carnevale degli Este 2026?
Beatrice d’Este signora di Milano.
A breve conosceremo l’esito del Casting per scegliere il volto che interpreterà Beatrice d’Este.
Una maschera per il Carnevale degli Este: Begosso
Il Carnevale degli Este si distingue per la presenza di una maschera appositamente creata come simbolo identitario dell’intera manifestazione. Quale forma avesse il volto di cuoio e cartapesta che in epoca estense – una volta affisso alla finestra del palazzo della Ragione – comunicava al popolo ferrarese l’inizio del Carnevale, non è dato conoscere; ma è alquanto improbabile che la capitale dove rinacque nel tardo Quattrocento il teatro antico in volgare e dove si sperimentò nel primo Cinquecento la commedia regolare moderna con la Cassaria e i Suppositi di Ariosto, non avesse una maschera caratterizzante, al pari di quelle che contraddistinsero i tanti personaggi della Commedia dell’Arte italiana: oltretutto, considerando che Ferrara, sede di compagnie teatrali, diede i natali nel 1543 ad Alberto Naselli, alias Zan Ganassa, capocomico di fama europea e primo attore ad aver interpretato la figura irriverente di Arlecchino.
Inedite fonti documentarie modenesi relative agli anni di governo di Ercole I d’Este (1471-1505) rivelano alcune indicazioni interessanti sull’usanza di bruciare durante il Carnevale una sagoma maschile di carta chiamata “Begosso”: il falò avveniva di norma sulla piazza comunale o nel cortile di Corte, il giorno antecedente la Quaresima. Chi era, dunque, Begosso?
Probabilmente un nemico di Ferrara, un veneziano, da deridere pubblicamente e da sconfiggere simbolicamente con il fuoco, dopo un’esposizione pubblica coincidente col periodo di baldoria. Nell’antico dialetto lagunare begòss identifica un attaccabrighe con personalità tracotante e visto il secolare astio tra Ferraresi e Veneziani, esacerbato dalla guerra tra il 1482 e 1484, è assai probabile che Begosso fosse l’insolente risposta estense ai sonetti ingiuriosi contro il duca Ercole affissi a più riprese in piazza San Marco durante gli anni ’80 e ’90.
Con gli appigli offerti dalla Storia, Begosso può essere adottato come icona delle nostre rievocazioni carnevalesche, con peculiarità artistiche e forme diverse di anno in anno (umane, animalesche, vegetali, astratte) sulla base di creazioni capaci di fare dialogare l’arte contemporanea con la gloriosa tradizione figurativa ferrarese del XV e XVI secolo.
Inedite fonti documentarie modenesi relative agli anni di governo di Ercole I d’Este (1471-1505) rivelano alcune indicazioni interessanti sull’usanza di bruciare durante il Carnevale una sagoma maschile di carta chiamata “Begosso”: il falò avveniva di norma sulla piazza comunale o nel cortile di Corte, il giorno antecedente la Quaresima. Chi era, dunque, Begosso?
Probabilmente un nemico di Ferrara, un veneziano, da deridere pubblicamente e da sconfiggere simbolicamente con il fuoco, dopo un’esposizione pubblica coincidente col periodo di baldoria. Nell’antico dialetto lagunare begòss identifica un attaccabrighe con personalità tracotante e visto il secolare astio tra Ferraresi e Veneziani, esacerbato dalla guerra tra il 1482 e 1484, è assai probabile che Begosso fosse l’insolente risposta estense ai sonetti ingiuriosi contro il duca Ercole affissi a più riprese in piazza San Marco durante gli anni ’80 e ’90.
Con gli appigli offerti dalla Storia, Begosso può essere adottato come icona delle nostre rievocazioni carnevalesche, con peculiarità artistiche e forme diverse di anno in anno (umane, animalesche, vegetali, astratte) sulla base di creazioni capaci di fare dialogare l’arte contemporanea con la gloriosa tradizione figurativa ferrarese del XV e XVI secolo.
Andrea Marchesi



